Siamo circondati dai segni della nostra evoluzione cognitiva condivisa.

Ne sono un esempio, i bambini che interagiscono sia tra loro che con gli adulti; gli adulti seduti al bar; coloro che lavorano e che devono prendere decisioni importanti. Questo accade perché è il modo migliore di fare le cose con successo in molti ambienti. Oggi infatti, così tante decisioni importanti vengono prese da comitati di persone che si può dire che ciò costituisca la norma.
Tutto questo accade in quanto nessun individuo da solo sarebbe capace di svolgere neanche una parte dei complessi e specifici compiti richiesti per compiere il lavoro. Il sapere è infatti distribuito fra miglia di perone e ciò, molto spesso, avviene in modo naturale.
Una conseguenza della naturalezza con la quale ci suddividiamo il lavoro cognitivo è che non esiste una linea di confine netta tra le idee di una persona e la sua conoscenza e quelle degli altri membri del Network. Quando emergono idee nuove, in generale è difficile ricondurle a una qualche persona, perché sono in molte, durante una riunione, a fornire un piccolo pezzo decisivo del puzzle o qualche stimolo. Il merito spetta al Network nel suo complesso, non a ciascun individuo. Questo perché il pensiero individuale e il pensiero di Network sono così intrecciati che è difficile tenere traccia dei confini.
Ovviamente c’è la tendenza a sovrastimare i nostri contributi individuali e questo può portare a un conflitto, soprattutto quando ne consegue la svalutazione di quelli degli altri membri del Network.

NETWORKER DI SUCCESSO.

I Networker di successo devono saper condividere l’intenzionalità , devono cioè essere capaci di condividere attenzione e obiettivi con gli altri e devono essere in grado di stabilire un terreno comune. Un altro requisito riguarda il modo in cui immagazziniamo informazioni. La conoscenza collettiva è ripartita in un gruppo di persone. Nessuno la possiede interamente. Quindi. ciò che io so come individuo si deve collegare alla conoscenza che possiedono le altre persone.

RISCHI ALL’INTERNO DI UN NETWORK

Alla luce di quanto sostenuto, c’è un problema che non andrebbe sottovalutato e riguarda l’illusione della conoscenza che si verifica perché viviamo in una comunità della conoscenza ( Network ) e sbagliamo a separare il sapere che si trova nella nostra testa da quello al di fuori appartenente ai nostri colleghi Networker. Poiché viviamo dentro una mente alveare, cioè facciamo molto affidamento sugli altri e sull’ambiente per immagazzinare la nostra conoscenza, la maggior parte di ciò che si trova nella nostra testa è piuttosto superficiale. Riusciamo comunque a cavarcela perché esiste una suddivisione del lavoro cognitivo che distribuisce le responsabilità dei diversi aspetti della conoscenza in tutta la comunità.

 

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Stefano Staderoli