In Italia essere mamme lavoratrici è una sfida in quanto non esiste, al di là di leggi non efficaci, una vera cultura PRO-VITA che sappia far coniugare lavoro e famiglia. Se il livello di civiltà venisse misurato sotto questo aspetto, l’Italia sarebbe agli ultimi posti.

Non c’è giorno che la cronaca italiana non ci parli di precarietà in termini di donne licenziate solo per essere diventate mamme, oppure declassate nella loro mansione ottenuta dopo tanti anni di lavoro, così come retribuite meno rispetto a prima del parto. Una società che permette alle aziende, agli imprenditori, nonostante la Legge, di umiliare una donna in questi termini solo perché ha generato una vita che una volta adulto sarà una risorsa per la società intera e quindi anche per l’azienda, è una società che ha intrapreso il cammino sulla strada che porta alla regressione antropologica . Di tutto questo, la responsabilità è di una classe politica incapace, superficiale che dimostra di essere figlia della stupidità e della precarietà del nostro pensiero attuale.

Le aziende sono sempre più preoccupate a fare quello che gli chiedono gli azionisti e non a rispettare quella morale e quell’etica che , se rispettate, farebbero dell’azienda un ecosistema di altissima qualità grazie alla quale le mamme lavoratrici potrebbero lavorare in piena sintonia con gli obiettivi aziendali.

Sempre più, da parte di Manager, Imprenditori e Direttori del personale c’è l’incapacità a capire che:
• una Mamma-lavoratrice motivata, riconosciuta come risorsa importante dell’azienda, messa nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro, rende molto di più di un uomo;
• una Mamma-lavoratrice gratificata sul posto di lavoro, una volta a casa, nonostante la stanchezza, riesce ad essere altrettanto brava nei confronti della propria famiglia, seguendo i figli e non trascurando il marito.

Questi due aspetti fanno si che le famiglie che ruotano attorno all’azienda siano felici , con meno problemi sociali sia con i figli che con il partner, generando di conseguenza un effetto domino il cui risultato è la creazione di intere Comunità in cui la vita è qualitativamente alta.
Perché questo avvenga, è necessario che le aziende prima ancora di certificarsi ISO 9000 dovrebbero certificarsi PRO-VITA, dimostrando di aver messo a punto nuovo paradigma imprenditoriale che metta la mamma-lavoratrice al centro della propria politica di welfare.

Nei prossimi anni, manager e imprenditori saranno sempre più chiamati a rispondere a questa tematica e quindi dovranno strutturare il loro modello di Business attorno alle esigenze delle mamme-lavoratrici, onde evitare che le loro aziende vengano viste come luoghi discriminanti con la conseguenza che vengano penalizzati dal mercato sempre più sensibile a dare a questa tematica una valenza di importanza vitale.

Se pensi di poter dare un contributo affinché in Italia si creino le condizioni per poter risolvere questo odioso problema, inviaci un tuo contributo all’indirizzo : info@lavetrinadelleprofessioni.it e lo pubblicheremo sul sito : www.lavetrinadelleprofessioni.it 

stefano staderoli