La consapevolezza che la conoscenza risieda in una comunità ci offre un modo diverso di concepire l’intelligenza . Invece di ritenerla un attributo personale, si può comprenderla nei termini di quanto un individuo contribuisca alla comunità. Di conseguenza il modo migliore per valutare l’intelligenza è valutare quanto un individuo contribuisca al successo di un gruppo . Deve essere chiaro che l’intelligenza di un individuo rispecchia quanto quell’individuo sia decisivo per la squadra per la quale lavora.

 

 

Se la pensiamo in questo modo, l’intelligenza non è più l’abilità di una persona di ragionare e risolvere i problemi; è quanto la persona contribuisce al ragionamento di un gruppo e al processo di risoluzione dei problemi. Questo implicherà qualcosa di più delle capacità individuali : includerà l’abilità di comprendere il punto di vista degli altri, di collaborare efficacemente, di capire le reazioni emotive e di ascoltare. Quindi, l’intelligenza diventa un’entità molto più ampia, quando concepita nei termini della comunità della conoscenza.

La conclusione è che un gruppo efficace non ha bisogno di un sacco di persone con punteggi di intelligenza individuali g elevati; ha bisogno di un bilanciamento di persone con competenze diverse. Infatti, la prestazione sarà la migliore possibile se abbiamo un team con un assortimento completo delle capacità richieste per svolgere il compito. Perciò, quando si selezionano delle persone perché facciano parte di un team, ( o Capitolo in BNI ) la capacità di ognuno di fornire un contributo al gruppo è più importante del rispettivo punteggio g. Invece di misurare l’intelligenza testando gli individui da soli in una stanza, abbiamo bisogno di testare squadre di persone che lavorino in gruppo. Infatti per portare a termine la maggior parte dei compiti, abbiamo bisogno di persone che forniscano contributi diversi.

 

Poiché lavoriamo prevalentemente in gruppi, ciò che ci interessa maggiormente è l’abilità del gruppo di portare a termine dei compiti in quanto è il gruppo che crea il prodotto finale , non ciascun individuo. Ed è il prodotto finale che conta.
Quindi, ciò di cui abbiamo bisogno è una misura della prestazione di gruppo , non dell’intelligenza individuale . E questa misura si chiama intelligenza di gruppo c  ( L’intelligenza collettiva è un concetto diffuso dallo studioso francese Pierre Lévy. Ad esso ha dedicato il libro L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del cyberspazio (1994). ed essendo contrapposta all’intelligenza individuale g, ci permette di chiudere il cerchio.

Ossia ci permette di capire quale caratteristica distingue le squadre efficienti da quelle inefficienti: la sensibilità sociale, la capacità di condividere , e la proporzione di femmine nel gruppo. Queste ultime aiuta un gruppo perché lo rende più sensibile a livello sociale.
In conclusione possiamo dire che il successo di un gruppo non è prevalentemente funzione dell’intelligenza dei suoi membri, bensì da quanto lavorano bene insieme: l’intelligenza collettiva c

stefano staderoli

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