In generale, non ci rendiamo conto di quanto poco sappiamo; basta un briciolo di conoscenza a farci sentire esperti. Una volta che ci sentiamo tali, cominciamo a parlare come chi se ne intende. E a quanto pare neanche le persone con cui parliamo sanno molto. Quindi in confronto a loro, siamo esperti. Ciò aumenta la nostra percezione di essere competenti.

Ecco in che modo una comunità della conoscenza può diventare pericolosa: le persone con cui parliamo sono influenzate da noi e anche noi lo siamo da loro. Lo psicologo Irving Janis ha etichettato questo fenomeno come pensiero di gruppo. Portata alle estreme conseguenze, l’impossibilità di renderci conto di quanto poco comprendiamo, combinata con il sostegno della comunità, può innescare meccanismi sociali veramente pericolosi.


Non c’è bisogno di conoscere bene la storia per sapere come le società possono diventare dei calderoni nel tentativo di creare una ideologia uniforme, facendo evaporare pensiero indipendente e opposizione politica per mezzo della propaganda e del terrore. Socrate morì per il desiderio degli antichi ateniesi di sbarazzarsi di un pensiero infetto. Il ventesimo secolo è stato caratterizzato dai demoni della purezza ideologica : Mao, Stalin, Hitler solo per fare alcuni nomi.

Con il senno di poi, si può dire con sufficiente certezza che nessuno dei leaders , sopra menzionati, che predicavano una rigida ortodossia in quell’epoca , alla fine hanno avuto ragione. Tutti hanno sofferto di un’illusione della conoscenza e così è stato per il loro seguaci. E le conseguenze di tali illusioni sono state sconvolgenti.

Ebbene, quello che è successo nell’ambito della politica degli Stati, succede anche all’interno delle aziende, dove alcuni dirigenti succubi dell’illusione della conoscenza, prendono decisioni che mettono a rischio la stessa azienda, per non parlare di quello che succede a coloro che hanno il coraggio di manifestare il proprio libero pensiero in netta antitesi con il pensiero di gruppo predominante.